topolino

26 maggio 2016

Da Pechino alla Grande Muraglia -parte seconda-


VENERDÌ 29

È proprio vero che la vita ti insegna sempre qualcosa, non so come, ma anche stamani mi accorgo di avere capito qualcosa di più, evidentemente ho capito (ma mi sembrava di averlo capito anche gli altri giorni) come funziona il condizionatore, stamani infatti la temperatura della stanza è decisamente migliore, cosa che mi ha fatto riposare decisamente meglio.
O forse è la stanchezza, va' a sapere.

Stamani siamo divisi, insieme ad Hannu e Wang Lou (la studentessa selezionata insieme a qualche altra per poter partecipare all'evento) andiamo a fare sketch insieme. Con i nomi cinesi non ci siamo, per me sono tutti maschi, non distinguo (e come potrei), i maschietti dalle femminucce. Io mi ero immaginato un vecchio artista nel suo logoro atelier, ed invece è una sedicenne carina, con gli occhialini, un sorriso simpatico e vestita all'americana, della serie: non c'ho preso per niente.


Parafrasando un altro film , mi viene da dire: "Il cielo sopra Pechino".

La prima tappa è in un quartiere commerciale, dal tragitto e dalle particolarità, mi sembra che ci siamo passati vicini proprio ieri, è del tutto nuovo ma è stato ricostruito con le modalità e le architettura della vecchia Cina, è carino, niente da dire ma, è ricostruito. Ha negozi con marche conosciute, Zara, KFC, New Balance, Lenovo e molte altri, e all'inizio dell'enorme strada che lo percorre per l'intera lunghezza, ha due binari del tram che corre alternativamente da nord e sud e viceversa, l'inizio della strada, e del quartiere stesso è sovrastato da un enorme porta in stile cinese, cosa che, a colpo d'occhio, per quanto con caratteristiche diverse, mi ricorda il gaslight quartier di San Diego.
Cominciamo a camminare sempre circondati dai fotografi che ci immortalano ad ogni piè sospinto, siamo alla ricerca di un posto, uno scorcio, un angolo dove trarre ispirazione e produrre uno dei nostri sketch, ma c'è ben poco da fare, io mi dirigo inevitabilmente nelle stradine laterali, dove si percepisce una vita, una realtà ed una Cina che a me piace di più.
Ed è proprio in una di queste escursioni che mi fermo vicino ad una bicicletta appoggiata e disegno il mio primo sketch, Hannu non so dove sia, ma  sarà accompagnato dalla sua traduttrice, io ho Christine sempre con me.
La mattina continua tranquilla, cambio posto ma la tiritera non cambia, curiosi che si avvicinano e sbirciano mugolando impressioni e considerazioni a me sconosciute, e i fotografi continuano a fotografarmi imperterriti.



Sketchando e sketch, passatemi il passabile, nella via commerciale ricostruita in stile Old-China.


Indovinello: tra i due maschietti, Hannu ed il sottoscritto, quale delle due è la professoressa e quale la studentessa?

Pausa pranzo in un ristorante dove fuori c'è una fila di cinesi: buon segno.
La convinzione che la cucina cinese italiana ed europea in genere sia arruffianata ai nostri gusti locali, anche se era un dubbio, qui diviene certezza, i sapori sono totalmente e completamente diversi, buoni, saporiti e originali, con delle punte all'insipienza e con altre che  invece ti pongono la domanda.... Ma perchè? Però è un'esperienza da fare. Ah, a proposito, il tofu non sa di niente neanche qui, qualsiasi cosa tu ci metta intorno, con qualsiasi cosa tu lo inzuppi o comunque lo circondi di altra materia, sempre di nulla sa.
Questo è bene sottolinearlo, perché alcuni punti fermi, nella vita, ci vogliono!
Il pomeriggio ci dirigiamo verso il Gran Hotel Beijing, un cinque stelle extra lusso dove da una sua terrazza panoramica si vede un bellissimo panorama della Città Proibita. Anche qui siamo attesi, si fanno avanti delle hostess dell'albergo (hanno tutti nomi inglesi ed occidentali per facilitare gli stranieri), ci spiega il bellissimo dipinto in entrata, di un famoso pittore cinese, oltre che altre due bellezze dell'artista nato locale, una zanna d'avorio finemente lavorata ed un quadro d'oro lavorato a sbalzo, tutti esposti nella reception.


Sulla terrazza del Grand Hotel Beijing, una panoramica con la Città Proibita in lontananza.

Dopo aver salito un ascensore panoramico che ci permette di vedere la fontana e la magnifica piazza interna ci dirigiamo alla terrazza e qui comincio a realizzare il mio disegno. In seguito, mentre anche le ragazze ed Hannu sono al lavoro, mi cimento nello schizzo anche di un dragone lì esposto.
L'unica annotazione da fare è la caligine che si estende sulla città, che sbianca il sole e che rende irrespirabile l'aria, è questa la cosa peggiore che posso annotare di questa che rimane per il momento una bellissima esperienza.


Sembro impegnato.




Nel giardino vicino al Grand Hotel Beijing, con la troupe che ci accompagnava quel giorno.

Poi scendiamo nel giardino pubblico vicino, e qui realizzo un altro paio di sketch ed uno schizzo al volo, poi ripartiamo, ci attendono gli altri per la cena e per "l'esercitazione" alla realizzazione del raviolo cinese.
Ci ritroviamo nel l'american bar di ieri, quello dell'inaugurazione, evidentemente è un must dove, arrivati alla spicciolata, ognuno racconta le proprie esperienze e mostra i propri disegni, ne parliamo, li confrontiamo ed attendiamo gli altri che piano, piano arrivano. Prima di iniziare la cena, ci fanno accomodare lì vicino, dove un giovanissimo cuoco ci dà la dimostrazione di quanto sia semplice confezionare un raviolo da cuocere al vapore: si spiana l'impasto con un micromattarello con gesti sicuri e veloci, si prende la quantità giusta del ripieno e si accavalla i due lembi opposti del raviolo, poi lo si stringe con i due pollici. Semplice, no?
Oddìo, non è che sia la scoperta del calcolo sulla relatività, però ci vuole la sua buona dose di pratica, comincia Bettina, va be' è una donna, è normale, poi arriva Josephine (la moglie di Michel),  che comincia è in quattro e quattr'otto ne snocciola tre, neanche troppo male, rimane vuoto il terzo pianale, tutti fanno gli gnorri ed io, sollecitato perché tutti ricordano che il raviolo è anche prodotto in Italia, mi cimento per ben tre volte a fare quattro cagatine senza arte né parte, facendo una pessima figura, ma ci facciamo due risate sù e torniamo ai nostri tavoli convinti che quelli che ci porteranno saranno migliori di quelli che, con alterne fortune, siamo riusciti a produrre noi... specialmente io.
La cena è ottima, la compagnia pure, ma siamo stanchi, almeno io lo sono, la giornata è finita, rientriamo in albergo e dopo avere consegnato i nostri disegni agli scannerizzatori (che sembrano i cattivi di un film di fantascienza) decidiamo per un bicchierino nella hall, non tanto perché siamo dei beoni impenitenti ma perché, se guardi l'orologio, ti rifiuti di andare a letto alle otto, è più forte di te. Nella lobby ci ritroviamo in nove, manca Diego che ci ha promesso di essere della partita domani, c'è chi prende birra, chi si annaffia con lo stesso vino rosso californiano che pare sia l'unico distribuito in Cina. Emmanuel tira fuori il suo formaggio cammanbert (non solo gli italiani si portano dietro i generi alimentari nazionali), lo spalma sul un piccolo pezzetto di pane per ciascuno, e ce lo regala come fosse una comunione impartita da un parroco fuori sede, il tutto poi, accompagnato da un vino tinto, come lo ha chiamato Rubén, be' che volete che vi dica: ma a certi sapori come facciamo a rinunciare?

SABATO 30

Oggi si comincia con piazza Tienanmen, luogo simbolo della rivolta del popolo contro il regime, è la piazza antistante alla porta d'Oriente, quella sovrastata dal grande ritratto di Mao Zedong, tutti si ricorderanno dello studente con la busta della spesa che coraggiosamente fronteggia il carro armato ecco, a Christine ho chiesto dove si trovasse e lei, molto laconicamente ha detto che non sa, forse all'estero... lo spererei anch'io, ma dubito che il giovanotto sia da qualche parte, ma ovviamente non lo dico alla mia accompagnatrice, anche perché non vedo il motivo di doverla mettere in difficoltà.


I magnifici dieci più una moglie, da sinistra a destra: Christian Delacroix, Ruben Pellejero, Jok, Thierry Martinet, io, Hannu Lukkarinen, Josephine (moglie di Michel), in basso Bettina Egger, Jens Harder, Emmanuel Lepage e Michel Jans.







Porta d'Oriente, che troneggia su piazza Tienanmen, con il gigantesco ritratto di Mao con vista sulla piazza. L'ultima immagine (rubata, ma non capisco che cosa c'è da tenere segreto), è una delle stanze in alto, nella pagoda soprastante la porta.

Qui non si possono fare sketch, in realtà anche volendo mi sembra difficile averne il tempo, e poi sopratutto perché richiamerebbe gente e le radunate sediziose, se specialmente create da un evento artistico, potrebbero farci correre dei rischi, c'è infatti un grande dispiego di forze, sia per paura degli attentati (cinque musulmani, di una provincia a religione islamica un paio di anni fa si sono fatti saltare in aria), e anche dei monaci tibetani (altro argomento spinoso) si sono dati fuoco un po' di tempo fa (ecco anche spiegate le bombole antincendio ai piedi di molti guardiani in tenuta da bodyguard), evidentemente la piazza è simbolica non solo per i cinesi.
Abbiamo portato il passaporto, ci dicono che lo dobbiamo tenere a portata di mano, non si può mai sapere, ci dovessero fermare dobbiamo essere pronti ad ogni evenienza, sembra che qui la sicurezza sia l'unica preoccupazione dei cinesi, cosa sinceramente di cui non ci eravamo accorti altrove. 
Oggi tra l'altro non solo è una giornata festiva, ma è la vigilia del 1 Maggio, festa molto sentita da queste parti, per cui la piazza non è ancora piena ma i cinesi di tutte le parti più lontane della nazione vengono a fare una sorta di pellegrinaggio, e la gente sarà numerosa. Arriviamo con il pullman e scendiamo in questo deserto cementificato, 360 ettari (se non ricordo male) che contengono nelle adunanze importanti ben 1 milione di persone, che per i numeri locali è come un bicchiere nel mare.
Il caldo è torrido, sembra una giornata estiva ed il cemento della pavimentazione fa ribollire la piazza; qui si vendono ogni cosa, ci sono decine e decine di fotografi con annessi baracchini dove prontamente stampano le foto elaborate insomma, il solito casino dei luoghi popolari di tutto il mondo, l'omologazione umana avviene anche per eventi del genere.
Ci incolonniamo dopo essersi fatto le foto di rito e ci dirigiamo verso la Porta d'Oriente, siamo migliaia ma la fila scorre, passiamo sotto il gigantesco ritratto di Mao che, scopriamo, essere stato realizzato da un amico di Wang Ning il nostro accompagnatore, ma non la disegnato complessivamente, bensì lo ha realizzato come fosse una stampante, da sinistra a destra in senso orizzontale, troppo grande per arretrare e vedere le dimensioni... avete capito bene? Lo so, non chiedetemi come sia stato realizzato, fatto sta che, oltre due anni di lavorazione hanno portato alla realizzazione di quel ritratto che è d olio e non una semplice gigantografia o una riproduzione.
C'è un gran viavai e noi ci accodiamo, lasciamo i sacchi fuori, sorvegliati dalle interpreti e da alcuni seguaci della comitiva e poi saliamo le scale per vedere il colpo d'occhio dall'alto della piazza che, nel frattempo, si sta riempiendo. Quassù il giro è rapido, la pagodona che sovrasta la porta è come tutte le altre, bella elegante ma la struttura è quella, dentro ci sono allestite delle sale come fossero una sorta di consiglio di potenti, un vecchio simbolo della Repubblica Popolare Cinese, è una serie di fotografie che credo (sono piuttosto distanti e non ci si può avvicinare perché è transennato) ritraggano momenti storici della vita di Mao.




L'Opera e la simpatica decina (undicina?).

Una volta scesi, ci dirigiamo verso l'Opera, bellissima e gigantesca costruzione progettata dall'architetto francese Paul André, che rispecchia la sua forma avveniristica di grande bozzolo come fosse un ufo, su un laghetto artificiale che ne rispecchia le forme completandone le rotondità, ma ci giriamo alla larga diretti non so bene dove... in realtà lo scopriamo dopo, e cioè a pranzo. Detta così sembra molto breve ma in realtà abbiamo dovuto circumnavigare tutta la Città Proibita dall'esterno, sarà in programma nei prossimi giorni, e c'è chi ha fatto il conto dei km fatti, e ne risultano circa otto.

Prima però, una cosa va raccontata.
Fermati i in un baretto per una breve sosta rifocillattrice, come spesso accade, parte della delegazione si dirige alla toilette, così ho fatto anch'io. I gabinetti (pubblici ce ne sono moltissimi), era adiacente al bar, e lo si sentiva anche a naso, perchè a solo tre o quattro metri dalla porta, l'afrore era così intenso che, al momento di entrare credevo di svenire in quell'oasi di purezza.
Una volta entrato mi sono ritrovato davanti uno spettacolo a dir poco paradossale ma che qui, mi dicono, è la norma. Ora, premetto che eravamo stati in molti cessi precedentemente, praticamente ovunque siamo stati abbiamo benedetto il suolo con la nostra urina come fosse una via crucis, ma seppur ormai abituati ad una pulizia piuttosto diffusa ma anche ad odori terribilmente intensi, qui davvero si è superato l'incredibile... oddio, che poi ci sia qualcosa di incredibile nel vedere due tizi accovacciati su due cessi a tonfo (come si chiamano dalle mie parti, e cioè senza sanitari) che cagavano uno di fronte all'altro, in un cesso non credo che ci sia da gridare allo scandalo, però insomma, noi non siamo abituati. 



Impossibile inquadrare i due pards che cagano nella toilette pubblica, si intravede la testa con il cappello di quello accanto a me, ed il riflesso nella porta d'acciaio dell'altro di fronte. Foto pessima ma da annoverare oltre al coraggio del realizzatore, anche l'espressione della faccia schifata dall'olezzo persistente.
Eroica.

Ma la scena era davvero esilarante se si riusciva a non annegare in quel tanfo di merda, perché dei quattro posti, uno era libero, uno occupato da Jens Harder, il tedesco della comitiva, che non fischiettando per l'indifferenza, perché sarebbe sembrato troppo, ma con naturale nonchalance se la pisciava non degnando di uno sguardo gli altri due, e questi due che con sforzi neanche troppo celati, scorregge a tutto spiano si guardavano di fronte ad una distanza di neanche un metro, neanche fossero entrambi in gara per chi la faceva prima, ma c'è da dire che tra i due uno se ne fregava di primati, perché con noncuranza mentre si fumava una sigaretta, con la mano scorreva lo schermo del proprio smartphone. Tenete poi presente che i divisori sono alti un metro, praticamente sono inesistenti per cui all'entrata uno si bea della complessità della scena senza rinunciare al dettaglio, davvero da non perdere.







Il Palazzo d'Estate.

Poi il pranzo in un locale famoso sia per il cibo, in effetti ottimo, sia perchédurante il pranzo si possono ammirare anche storie fatte con le ombre cinesi.
Poi di nuovo partenza verso il Palazzo d'Estate, la residenza estiva dell'imperatore, fatta realizzare scavando un lago artificiale di circa 850 ettari e sul quale il comodo reggente si passava le vacanze, sempre che gli altri giorni fossero da considerarsi lavorativi.
Breve gitarella sul lago con un barcone prontamente prenotato per noi, tenete conto che non facciamo una sosta, una fila o quant'altro, passiamo diretti da dove dobbiamo passare senza guardare in faccia nessuno, ve l'ho già detto, no? Siamo VIPS.
Dopodiché abbiamo due ore per cercarci il nostro posticino per realizzare i nostri amati sketch, io ne trovo uno defilato, fuori dalla bolgia delle persone, inutile dire che è sabato pure qui, e la folla e la carne umana abbonda da tutti e quattro i punti cardinali. Ma su un breve corridoio che scorre laterale, inquadro una comoda seduta ed uno scorcio con un alberello insomma, è complicata come tutte le cose che trovo, ma mi piace e cominciò a realizzarlo.
La seconda è fatta sulle rive del lago, è meno comoda, a cavallo del parapetto, vedo una piccola pagoda piena di gente, parte della passeggiata ed il lago, i riflessi e la luce mi conquistano per cui, anche se con la gente che mi gira intorno, dedico di disegnare anche per il popolo.
La giornata è finita, andiamo al Museo della Gastronomia e della storia della Cucina Cinese, tra l'altro anche molto interessante nelle ricostruzioni e poi andiamo a cena in un lussuoso salone adatto anche a grandi cerimonie con un bel palcoscenico dove due danzatrici ballano una danza folkloristica, la cena è davvero ottima e noi siamo piuttosto stanchi, per cui quando Sylvain, il sergente di ferro, il capo delegazione che scandisce rigorosamente i tempi del nostro tour ci dice che è ora di andare, non ci pare vero e, dopo avere fatto un po' i cretini su una specie di trono imperiale giocando a farci le foto tra noi, rientriamo in albergo ben felici di andarsi finalmente a riposare.





Latinos sul trono: Ruben Pellejero, io e Diego Coglitore, in arte Jok.



Al Museo della Cucina Cinese.
Io tra l'altro, oltre che il solito report quotidiano (questo), devo anche realizzare il ritratto a Christine, come da promessa e quindi, niente bicchiere della staffa e diretto in camera a realizzare ciò che va fatto, tanto lo so che tra una cosa è l'altra, prima di mezzanotte non si spegne la luce.

DOMENICA 1 Maggio

Festa dei lavoratori, lo so che suona male detta da uno che se ne sta in vacanza dall'altra parte del mondo, ma è anche ingiusto dire che sia solo una vacanza, perché in realtà siamo qui per produrre una serie di illustrazioni sulla città che stiamo visitando e qui, ogni giorno, produciamo una serie di schizzi e sketch per lo studio delle suddette illustrazioni.
Sì, lo so, lavorare però, è un'altra cosa.
Ritrovo nella hall dell'albergo come di consueto, riprendiamo le illustrazioni del giorno precedente, e io consegnò il ritratto di Christine, che ho fatto la sera prima di andare a letto. Me lo aveva chiesto ed io avevo promesso di farglielo, lo so che ho creato un precedente ed ora i miei colleghi mi odieranno perché si sentiranno obbligati a farlo anche loro, ma come potevo rifiutare? Io sembro, sembro... ma alla fine non so dire di no.
Oggi partenza per il tempio di Confucio, sveglia piuttosto presto per salire sul solito pullman con una coda di fotografi meno corposa dei giorni precedenti, o si sono stancati, o il 1° Maggio hanno staccato anche molti di loro. Noi no, e dopo una breve visita con le dovute spiegazioni, siamo lasciati al nostro destino alla ricerca di un posto carino e da uno scorcio interessante che valga la pena di essere ripreso, io ho la malaugurata inclinazione a scegliere sempre punto complicati, con un sacco di roba da disegnare e colorare, se n'è accorta anche Christine, la mia fida interprete che mi segue come un ombra e che, ad ogni mia sosta, si consuma le dita sul suo smartphone, non credete figli miei, Wechat (il surrogato di Facebook cinese), ha completamente rincitrullito anche il popolo cinese.





Le centinaia di stele iscritte di ideogrammi.


Man at work.

Lo sketch realizzato all'interno della struttura che comprendeva il'Università ed il Tempio di Confucio.

Una volta terminato si va in direzione della biblioteca e dell'Università, anche qui meno tempo a disposizione ma stesso obbiettivo, produrre qualcosa di interessante da utilizzare come sketch e come priva del nostro impegno contrattuale. Per il resto la mattina scorre tranquilla e senza intoppi, c'è da dire che la Biblioteca è bellissima e contiene le stele di marmo tutte inscritte, un tempo infatti, in mancanza di carta, storie e poemi venivano incise su queste enormi steli almeno alti quattro metri e pesanti alcune tonnellate (molto pratico), completamente scritte e nell'enorme salone se ne contano quasi duecento, allineate come in parata in un corridoio lunghissimo in file di sei, con un colpo d'occhio gigantesco.
Poi a pranzo in un rinomato ristorante, nella zona, pensa un po', dei "ristoranti", la specialità pare sia una zuppa di pesce fatta con gamberoni e capesante, o almeno mitili che assomigliano a questi, per il resto la solita offerta di piatti assortiti, con vari assaggi che compongono alla fine il pasto completo, la cosa curiosa è che i ravioli, qui vengono serviti alla fine. Addirittura dopo la frutta, che generalmente è composta di melone, cocomero e a volte pomodorini tipo pachino, serviti appunto, come frutta.
Il pomeriggio è la volta del quartiere degli artisti. Il luogo è una vecchia area industriale convertita molti anni fa in centro culturale e commerciale per artisti e tutti i loro surrogati, completo di esposizioni, mostre, locali e quant'altro, un guazzabuglio culturale piacevolmente assortito, un bel movimento, una bella vita, pieno di giovani e, a quel che sembra, di opportunità creative. Ci invitano in un luogo dove ci viene spiegata l'evoluzione del posto e le sue funzionalità, attraverso la visione di un filmato per mezzo dei resoconti di molti artisti attraverso le loro interviste, ci fanno visitare una mostra, e poi, almeno i pochi rimasti, gli altri si erano già dati alla macchia, a sceglierai il solito corner per lavorare. 



Con Ruben Pellejero, fresco del successo del suo Corto Maltese realizzato insieme allo scrittore spagnolo Juan Diaz Canales.




Immagini al quartiere degli artisti. Sono insieme a Rubén Pellejero, e lui ha la bella pensata di sedersi ad un tavolino di un bar, dove adiacente c'era una locomotiva pronta per essere ritratta, io mi siedo accanto invitato dalla comodità della posizione e decido di fare l'altra vista, quella frontale, con tanto di ciminiere e passaggio ferrato. È fatta, abbiamo la location, abbiamo la seduta, e poco dopo abbiamo anche il caffè, sarà il miglior sketch di tutti questi giorni.
Alla fine la direzione è verso il Teatro Tradizionale Cinese, io sono già stato vittima del teatro Kabuki in Giappone, e prevedo una grande rottura di zebedei, però non posso sottrarmi. Attendiamo fuori, prima dell'inizio dello spettacolo però, a noi che non siamo come tutti gli altri, ci viene permesso a gruppi di tre, di entrare nei camerini per assistere al trucco degli attori che poco dopo prenderanno parte alla rappresentazione. Ciò che vediamo è effettivamente interessante ed affascinante al tempo stesso, il maquillage delle attrici ed attori (il trucco è altrettanto meticoloso sia per maschi che per le femmine) è attento e preciso e si colorano il volto come fossero maschere di porcellana, al punto che quando escono poi sul palcoscenico, talvolta abbiamo difficoltà a riconoscere l'uno dall'altra. 




Il palcoscenico della rappresentazione del Teatro Tradizionale cinese e l'intera compagnia, a fine spettacolo, mentre accoglie come da protocollo, gli applausi del pubblico.
Poi entriamo in teatro, i nostri posti sono nelle primissime file, abbiamo accanto a noi un tavolinetto con due biscotti ed una tazza di tè, tutto intorno la vile plebe. 
Lo spettacolo inizia e, per quanto abbia ritmi al rallentatore, ha un fascino tutto suo, immagino anche che per chi conosca la lingua, la paticolarità del l'interpretazione sia importantissima, i dialoghi e le canzoni si intonano e si alternano con gridolini, miagolii e cadenze studiate e ritmate, le movenze poi sono un inno alla grazia ed alla leggiadrìa, tra l'altro credo che tecnicamente siano anche molto difficili, perché i movimenti sono lentissimi con pose immobili anche per decine di secondi e credo, ad onor del vero, che siano posture faticosissime. Comunque dura un paio d'ore, diviso in sei capitoli, si tratta di una specie de "Le baruffe chiozzotte" del buon Goldoni, un giochetto tra due sorelle per farsi sposare dallo stesso uomo. No, non sono così intelligente d'averlo capito da solo. Ma sui lati del palcoscenico, su due specie di schermi, venivano proiettati in cinese ed in inglese i testi dell'opera.
Abbiamo finito ad un ora che per i cinesi è quella di andare a dormire, ed invece siamo rimasti a cena nell'albergo che, credo, abbia dovuto pagare gli straordinari ai camerieri, eravamo gli unici avventori del ristorante, infatti. Poi un bicchierino giusto per non dire di no agli amici, ma poi di filato a letto (insomma, si fa per dire, sono qui che scrivo il report), stamani ho avuto la netta impressione che nel mio organismo si combattesse una battaglia tra il mio sistema immunitario e qualche agente patogeno, i contrasti tra caldo e freddo di ieri e l'aria condizionata temevo avessero procurato danni.
Invece per il momento è andata, speriamo stanotte.

LUNEDÌ 2 

La mattinata si presenta priva di sole (non che gli altri giorni si vedesse moltissimo), ma oggi è proprio nascosto dalle nubi, ed è un bene perché comincia a piovere e almeno per oggi si spera in un po' di abbattimento delle polvere sottili, perché ogni giorno la propria gola combatte con bruciori dovuti all'aria che respiriamo. Non solo, esco bellamente dall'albergo ma mi accorgo che fuori c'è un'altra temperatura, è raffrescato e per fortuna rientro a prendermi il giaccone leggero.
Meglio, molto meglio, oggi si respira in tutti i sensi.
Oggi giornata che si prevede di shopping, prima  prima ci fermiamo in una delle più antiche librerie della città, piena di bellissimi volumi e dove acquisto un po' d'inchiostro, un pennello ed un paio di quaderni per schizzi con una preziosa copertina, poi andiamo al Grande Mercato che forse in Italia definiremmo tipo delle "pulci" dove si trova un po' di tutto, dal vintage alla bigotteria, alle cianfrusaglie all'antiquariato e all'artigianato spicciolo, è una grande struttura che prevede molte tipologie di spazi, da negozi veri e propri a spazi affittati anche giornalmente, tutti provvisti di cassonetti di acciaio muniti di lucchetti per tenere immagazzinata il materiale, negozi su soppalcati re di due piani, grandi spazi sotto tettoie enormi, insomma c'è da sbizzarrirsi.
Qui abbiamo un paio d'ore, e siamo tutti indipendenti, salvo accompagnamento delle nostre interpreti, io ho sempre Christine al mio fianco ma, c'è da dire, che io non sono un amante dello shopping, ovvero sono privo di quella curiosità all'acquisto per ogni genere che non mi serva nel breve periodo, sono uno di quelli che dalle nostre parti definiamo uno a cui "non si attacca niente alle mani", tanto per intendersi. Per cui dopo circa una quarantina di minuti, comincio ad agitarmi e vado in cerca di un punto dove fare uno sketch che, anche se non previsto dal planning giornaliero, io farei lo stesso.
Individuo un posticino con seduta, che mi dà lo scorcio di una via caratteristica, un piccolo portale e alcuni alberi che parzialmente nascondono il cielo, bene, mi piazzo.






Il mercato tradizionale.
Ma dura poco, comincia a schizzettare e sono costretto, all'aumento dell'intensità della pioggia, a rientrare in un bar, dove casualmente incontriamo Hannu Lukkarinen che, con la sua interprete ha avuto la stessa idea ben prima di noi, ma siccome il tempo abbonda, decido di terminare lo sketch iniziato, guardando lo scorcio che avevo fotografato con la fotocamera, nella minuscola dimensione del mirino.
Alla fine ci ritroviamo nel condiviso punto del rendez-vous per andare a pranzo, anche qui mi sembra di saltare da un ristorante all'altro, per fortuna che il cibo, almeno rare occasioni, è sempre ottimo.
Pomeriggio al Silk Market, il  Mercato della Seta, grande centro commerciale gestito dallo stato e vicino al quartiere delle ambasciate, qui si trova di tutto, è un grande magazzino di ogni genere (meno l'alimentare), questa è meta di turisti ed occidentali residenti, sulle scale mobili ci sono addirittura ritratti personaggi famosi che si sono fatti ritrarre in un posto come questo, da Serena Williams a George Bush sr. da Christine Lagarde (presidente del Fondo Monetario Mondiale) al major di Londra. Ma per me la musica non cambia, figurarsi poi se mi metto a comprare qui, cose che in Italia rifuggo come la peste, e cioè entrare a comprarmi merce taroccata, perché per questo c'è davvero di tutto. Sono tentato di comprarmi una giacca cinese, ma poi mi dico: quando me la metto? Mi compro qualche magnete per me è da regalare, e poi incontro Rubén Pellejero, ed insieme decidiamo di andarsi a farsi fare un bel timbro con il proprio nome in cinese. È una buona idea e sulla pietra.... ci facciamo incidere il proprio nome, lo vorrei comprare anche per altri ma poi mi chiedo: io almeno posso sempre usarlo su un disegno, ma gli altri poi, su cosa lo usano se oggi più nessuno scrive una lettere o una cartolina? E siccome l'esigenza e l'ottimizzazione degli spazi, del temp, dell'uso e del denaro mi impongono altre scelte, ho lasciato cadere la cosa.
Poi, vista la riuscita del giorno precedente, e stufati delle cose da fare, siamo usciti e seduti ad un bar, abbiamo cominciato a disegnare, facendo così un altro sketch.
Rientro per la sera all'albergo e poi via diritti dopo essersi cambiati, per una cena di gala, andiamo al Dadong, un locale che fa parte di una catena molto rinomata e dove la specialità è la cucina della altra, qui ci aspettano gli organizzatori e promotori del nostro viaggio, ci sono praticamente le stesse persone dell'inaugurazione, e noi portiamo anche i nostri disegni per mostrargli il frutto dei nostri sforzi, e dei loro investimenti. Prima del pranzo, in attesa dell'arrivo del cuoco, ci fanno vedere la cucina con gli enormi forni dove cuociono le anatre per circa 80 minuti, poi usciti dal ristorante visitiamo gli edifici che circondano la moderna costruzione del ristorante, appartenenti ad un vecchio quartiere del 1400 composto prevalentemente da magazzini si stoccaggio merci, che è stato graziato dalle moderne demolizioni e riadattato ad uffici e spazi lavorativi.




Le anatre in preparazione prima dell'entrata nel forno.


Come nella sigla di Hitchcock, di profilo ed in controluce cinque simpatici guasconi: io, Michel, Jens, Christian ed Emmanuel.


Dadong Restaurant, qui si mangia forse la migliore anatra di tutta la Repubblica Popolare Cinese.
Qui ritrovo anche Maria Luisa Scolari, l'addetta culturale dell'ambasciata che è stata nuovamente invitata dall'organizzazione, purtroppo arriva un po' in ritardo e non possiamo sedere vicini, parleremo però negli intermezzi è ancora si conferma la sua simpatia e l'amore per la piacevole conversazione. Semmai ci fosse un nuovo viaggio da queste parti, non sarebbe male riproporre una nuova occasione per incontrarci.
La cena è davvero magnifica, in una splendida sala privata composta di due enormi tavoli rotondi in cui siamo smistati per compensare la vicinanza dei funzionari presenti, ci viene servito un cibo davvero di alta cucina, della carne morbida e saporita è praticamente tutte le portate sono all'altezza della situazione e la cucina cinese si dimostra davvero di grande qualità. Io fraternizzo con una simpatica funzionaria cinese che avevo accanto, ogni tanto gli chiedo lumi sul cibo portato e gli dico la pronuncia in italiano, quando ci soffermiamo sulla parola "aglio", lei mi conferma, tentando di pronunciarlo, che non è capace di pronunciare il fonema "gl", amene curiosità di una serata.
Poi io a alcuni altri mostriamo i nostri lavori, forse io proponendogli tutti e non avendo avuto il tempo di fare una selezione (me li ero infatti dimenticati e li ho presi all'ultimo minuto), ho tolto spazio a qualcun altro, e me ne dispiaccio, questi comunque destano molto interesse e sembrerebbe anche che fossero piaciuti, sono tutti molto gentili, sorridenti, ospitali ed educati, non c'è davvero niente da dire.
C'è da dire invece che si avvicina il momento per salutare Christian e Thierry, i primi due membri che lasciano il gruppo per vari motivi, hanno cenato con noi ma all'una hanno l'aereo che li riporterà in Francia, è un piccolo segnale che ci stiamo avvicinando alla data di rientro, abbracci e baci come affratellati da un senso di comunione che solo  l'amicizia, la condivisione di esperienze simili e la lontananza da casa ti danno.
Noi rientriamo in un albergo che già si sta abbuiando, due volenterosi escono a comprare qualche birra perché il bar è già chiuso (l'albergo è un quattro stelle), facciamo due chiacchiere giusto per trascorrere l'ultima serata insieme agli altri tre che domani ci lasceranno, lasciano il gruppo praticamente dimezzato.
Poi ce ne andiamo a letto, domani ci alziamo presto. 

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