topolino

22 agosto 2012

Sergio Toppi



Ieri è morto Sergio Toppi.
Lo conoscevo bene e faccio davvero fatica a scrivere queste righe.

Sapevo che stava male e che la malattia lo stava consumando da tempo, ma nonostante tutto, come la retorica ci impone di dire in questi casi: non ci si abitua mai a certe notizie, non ci si abitua mai alla scomparsa, alla perdita totale di personaggi che hanno così invaso la nostra vita, l'hanno permeata con le loro idee o i loro disegni, ci hanno condizionato, influenzato e, come nel caso di Sergio, avevamo finito per conoscerli personalmente, diventando così amici del mito, del sogno che da ragazzino avevi sempre avuto.




La pagina del Corrierino dei Piccoli, settimanale storico e fondamentale per le generazioni a cavallo tra gli anni '60 e '70.

Io l'ho conosciuto così, sulle pagine del Corrierino dei Piccoli, il fedele compagno delle mie fantasie, lo scrigno all'interno del quale ho scoperto mano a mano tutti i più grandi autori del fumetto mondiale: Pratt, Giraud, Battaglia, Hermann, Morris e Goscinny, Micheluzzi,Vance, Graton  e moltissimi altri, accompagnandomi settimanalmente con le avventure dei suoi eroi e facendomi appassionare così tanto a quel modo di raccontare storie che poi si sarebbe trasformato nel mio lavoro.
Sulla copertina del primo numero che acquistai, su suggerimento di un bambino che casualmente conobbi in un parco giochi a Follonica (non ricordo che ci facessi da quelle parti, è anche abbastanza fuori mano), c'era proprio lui, aveva disegnato una serie di "soldatini" che nella semplicità dell'ottica ludica del tempo, andavano ritagliati, incollati su cartoncino per poi piegarne il basamento in modo che stessero in piedi, giovandoci, appunto.
E' ovvio che non lo feci mai, li miravo e rimiravo perché quel modo di rappresentarli lo trovai curioso, inusuale, del tutto originale, anche con l'innocenza degli occhi del tempo... non ne avevo ancora viste molte di cose, e quel modo di disegnare destò la mia curiosità.
Lo amai definitivamente su una storia in particolare, poco tempo dopo, parlava di Pietro Micca, il soldato piemontese che si fece saltare in aria con le polveri con cui aveva minato una condotto che avrebbe portato i nemici ad invadere la sua città. Sergio, qualche anno fa, mi confessò che quella storia era stata la sua prima  a fumetti, fino ad allora aveva realizzato solo illustrazioni. 
Una curiosa coincidenza che mi colpì.




Ad una Angouleme, ma non ricordo più quale.

Fin da bambino rimasi impressionato dal suo realismo, dalla capacità inimitabile di conferire la "patina del tempo" ad ogni cosa che disegnava, ogni personaggio o particolare di qualsiasi genere acquistava sotto il suo segno una credibilità difficilmente riscontrabile in altri autori. Ogni cosa era personale, ogni dettaglio perfettamente funzionale al suo stile, per ogni piccolo particolare la coerenza all'interno del suo universo di rappresentazione aveva una coesione ed una funzionalità disarmanti, pur restando non solo originali, ma del tutto unici.
Questa sua originalità, unità all'enorme talento, ha fatto di lui un "maestro" universalmente riconosciuto, era ben noto a molti autori americani anche al di là delle difficoltà di reperire le sue opere sul loro mercato, ricordo anni fa in uno scambio di e-mail con Ashley Wood che la prima cosa che mi chiese fu se potevo indicargli un "titolo" di Toppi, tanto Sergio era apprezzato anche oltreoceano. Perfino su uno Sketchbook di Bill Sienkiewicz (che ebbe modo di venire in Italia in occasione del premio Yellow Kid che vinse alla fine degli anni '80), uno degli autori americani più personali ed originali, intravidi uno schizzo biecamente ricopiato da Sergio, tanto il suo segno era originale e riconoscibile, a piè di pagina l'autore americano però non ne faceva mistero, a sottolineatura dell'enorme influenza che il suo tratto ha avuto su quelli di molti colleghi.





Da sinistra McKay, Sergio, Fabrizio Lo Bianco (curatore di una splendida biografia), la moglie Aldina e il sottoscritto.



In amabile conversazione ad una delle molte 5 Jours de la BD organizzate a Grenoble da Michel Jans e la sua Mosquito.


Qualche anno fa ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e condividere con lui molti momenti conviviali, cene, pranzi e dedicaces assieme a lui e alla splendida Aldina, a dire la verità molti più in Francia che in Italia, cosa curiosa anche questa. 
Condivido con lui la casa editrice che ha pubblicato molti miei lavori in Francia, le Editions Mosquito di Michel Jans (ma anche in italia condividiamo lo stesso editore il Grifo Editore), e questo mi ha permesso di stargli vicino in molte occasioni, ed è proprio a Michel Jans che il mondo del fumetto dovrebbe fare un monumento, perché è lui che ha permesso a Sergio di realizzare le sue ultime bellissime opere come autore, producendogliele e pubblicandole in Francia, oltre che ha gestire originali, organizzargli mostre e farlo conoscere così in una terra dove il fumetto è considerato la 9a Arte e dove a personaggi come lui quasi si fanno monumenti. In Italia continuava la storica collaborazione con "il Giornalino " delle Edizioni Paoline, unica rivista che gli permetteva di realizzare storie con il suo stile, ed anche Sergio Bonelli gli aveva dato l'opportunità di collaborare su alcune sue testate, ma lo stile di Sergio mal di adattava alla rigidità della gabbia bonelliana, e finita la stagione delle riviste che davano respiro al suo modo "plein air" di raccontare, aveva trovato sulle pagine della Mosquito la sua dimensione più adatta, regalando ai lettori molte bellissime opere.

Più volte avevo avuto la tentazione di invitarlo alla mia scuola, il suo stile inimitabile è materia di studio ancora oggi per i nostri allievi, ed averlo personalmente sarebbe stata una bellissima esperienza per loro, ma il male e la poca simpatia agli spostamenti mi hanno fatto desistere, e questo sì, è rimasto un desiderio ormai inesaudibile.
La figura di Sergio oltre che importante per l'esperienza, il talento e la perizia tecnica che avrebbe potuto dimostrare ai ragazzi, sarebbe stata anche un grande esempio di umiltà, la prova dimostrata che per essere "grandi" non si deve mettere abiti di circostanza, si deve esserlo prima di tutto, ma non è necessario vestire quelli del "personaggio" che l'iconografia del tempo impone. Sergio sembrava un impiegato qualsiasi, non aveva il fascino del "gentiluomo di fortuna" come Pratt, quello del giovane "scapigliato" alla Pazienza o lo charme da milord di Micheluzzi, era una persona tranquilla che faceva scaturire meraviglie dalla sua penna, con l'umiltà che soltanto pochi riescono a dimostrare semplicemente.

Come potete vedere, non ho inserito volutamente disegni o illustrazioni, tanto è copioso il materiale che Sergio Toppi ci ha lasciato e tante sono quelle che sotto la voce "immagini" potete vedere autonomamente navigando sul web, che avere la presunzione di selezionarle alcune mi sembrava ingiusto, sia per voi che per lui. 
Che ognuno si scelga le proprie.




Discutendo di "tecniche" con il Maestro.

L'unica cosa che conforta in un lavoro come il nostro è la consapevolezza di quello che resta, la testimonianza che ciò che abbiamo fatto è lì, stampata su libri e giornali e non può fuggire. Non abbiamo cappelle o musei che ci ospitano (non ancora almeno) ma abbiamo la simpatia dello spazio condiviso con la fantasia di molti lettori, di molti ragazzi, di persone che hanno sognato su nostri disegni e sulle nostre storie.
Sergio è stato uno di quelli, come uno di quei magici santoni che così abilmente realizzava tra le pagine delle sue storie, fitte di tratteggi diversi e coerenti tra loro, maghi dai volti segnati da rughe e dai tratti particolari.

Grazie Sergio, per tutto quello che ci hai fatto sognare.















1 commento:

  1. Ecco, "uno di quei magici santoni" è una definizione che gli sarebbe piaciuta... non come quella di quell'altro Sergio suo coetaneo (Bonelli, of course) che lo faceva un po' schermire ma era difficile da contestare: "il Maestro dei Maestri" (chiedere a Frank Miller e Walter Simonson...)!

    Ora so che quando rileggerò le sue storie mi commuoverò ancor di più... ma tant'è, anzi vado subito a rileggermi i volumi allegati l'anno scorso a "il Giornalino", con l'80% della sua produzione ;-)

    Grazie infinite, Sergio: resterai sempre con noi, forse ancor più di Pratt, Pazienza e Micheluzzi!

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